Si versa un tappo di candeggina nella vasca per recuperare un’acqua che diventa torbida, e due giorni dopo la guarnizione dello skimmer si deteriora. Questo scenario ricorre in tutti i forum dei proprietari di piscine e riassume il problema: l’ipoclorito di sodio disinfetta l’acqua, ma attacca simultaneamente i componenti che la fanno circolare.
Corrosione dei pezzi metallici causata dalla candeggina in una piscina
Il primo danno visibile riguarda gli elementi metallici della pompa di filtrazione. I resoconti recenti segnalano un’usura accelerata delle viti, degli assi dell’elica e dei raccordi in acciaio o ottone quando la candeggina viene utilizzata ripetutamente. L’ipoclorito di sodio non stabilizzato provoca un’ossidazione rapida di questi pezzi, soprattutto quando il pH dell’acqua supera la soglia neutra.
Si osservano anche tracce di ruggine sulle scale in acciaio inox di bassa qualità e sui morsetti del circuito idraulico. A differenza del cloro stabilizzato venduto in pastiglie o granuli, la candeggina non contiene alcun agente protettivo contro la corrosione. Fornisce cloro attivo grezzo, senza tampone chimico.
Se ci si interessa alla compatibilità della candeggina con il materiale della piscina, il riscontro è lo stesso per gli elettrodi dei sistemi di regolazione automatica: la loro durata diminuisce quando il dosaggio di candeggina è impreciso, perché i picchi di cloro libero aggrediscono le sonde di misura.

Guarnizioni, liner e filtrazione: i materiali che la candeggina degrada per primi
Le guarnizioni in gomma o elastomero del filtro a sabbia e del sistema di valvole sono particolarmente sensibili. Un sovradosaggio regolare di candeggina indurisce e screpola queste guarnizioni in poche stagioni, mentre normalmente durano molto di più con un trattamento a cloro stabilizzato.
Il liner in PVC subisce anch’esso una decolorazione progressiva. La concentrazione di cloro attivo della candeggina domestica si aggira attorno al 2,6% (contro quasi il 10% per una candeggina definita “speciale piscina”), ma anche a bassa concentrazione, un versamento diretto senza diluizione preventiva crea zone di contatto dove il prodotto sbianca la parete.
Cartucce di filtro e media filtranti
Le cartucce in poliestere dei piccoli filtri per piscine fuori terra si degradano più rapidamente sotto l’effetto della candeggina rispetto a quello delle pastiglie di cloro lento. Il tessuto filtrante perde rigidità, si deforma e lascia passare particelle fini. Per la sabbia o il vetro filtrante, il rischio è minore, ma l’intasamento causato dai residui calcarei che la candeggina favorisce (facendo aumentare il pH) riduce l’efficacia della filtrazione.
Squilibrio del pH e formazione di clorammine: il doppio effetto della candeggina
La candeggina è un prodotto molto basico. Ogni aggiunta fa aumentare il pH dell’acqua della vasca. Ci si ritrova quindi a correggere continuamente con un prodotto pH meno (spesso a base di acido cloridrico o acido solforico), il che moltiplica le manipolazioni di prodotti pericolosi.
Mescolare la candeggina con un correttore di pH nello stesso recipiente è formalmente vietato. L’ANSES ricorda che questo errore può liberare vapori tossici o provocare una reazione violenta. Non si versano mai questi due prodotti nello stesso luogo, né nello stesso momento nella vasca.
L’altro rischio riguarda le clorammine. Quando il tasso di cloro libero non è ben controllato (cosa che accade rapidamente con la candeggina, la cui azione è breve), le sostanze organiche presenti nell’acqua si combinano con il cloro residuo per formare clorammine. Sono queste a provocare l’odore caratteristico di “piscina troppo clorata”, le irritazioni agli occhi e le reazioni cutanee.
- Il cloro attivo della candeggina si degrada in poche ore sotto l’effetto degli UV, il che costringe a frequenti aggiunte e aumenta il rischio di sovradosaggio occasionale.
- In assenza di acido cianurico (stabilizzante), il tasso di cloro libero oscilla fortemente tra due trattamenti, creando finestre in cui l’acqua non è più disinfettata.
- Le variazioni ripetute di pH accelerano il deposito di calcare sulle pareti, sugli ugelli di ritorno e sullo scambiatore di calore della pompa di calore.

Precauzioni concrete se si utilizza comunque la candeggina in piscina
Alcuni proprietari di piscine fuori terra di piccolo volume continuano a utilizzare la candeggina, spesso per una questione di costo o di disponibilità immediata nei grandi magazzini. In questo caso, alcune regole limitano i danni sul materiale e sulla qualità dell’acqua.
- Diluire la candeggina in un secchio d’acqua prima di versarla nella vasca, mai a getto diretto sul liner o vicino allo skimmer.
- Misurare il pH dopo ogni aggiunta con strisce o un tester elettronico, e correggere immediatamente se il pH supera 7,4.
- Non conservare mai la candeggina accanto a un correttore di pH o a un anti-alghe: i vapori incrociati sono sufficienti a provocare una reazione chimica.
- Sciacquare il filtro con acqua pulita più spesso rispetto a un trattamento classico, per evitare che i residui calcarei intasino il media filtrante.
Cloro stabilizzato o elettrolisi al sale: le alternative che preservano il materiale
Il trattamento con cloro stabilizzato (pastiglie di dicloroisocianurato) rilascia il cloro progressivamente e integra uno stabilizzante che protegge la molecola dagli UV. Il materiale di filtrazione e le guarnizioni durano nettamente più a lungo rispetto a un trattamento con candeggina, perché il pH rimane più stabile e si evitano picchi di concentrazione.
L’elettrolisi al sale produce ipoclorito di sodio direttamente nell’acqua, a bassa concentrazione e in modo continuo. Il principio chimico è lo stesso della candeggina, ma la regolazione automatica impedisce i sovradosaggi. I resoconti variano su questo punto a seconda della qualità della cella di elettrolisi, ma la maggior parte degli installatori considera che sia il sistema meno aggressivo per le attrezzature della piscina.
Utilizzare la candeggina rimane un intervento occasionale accettabile per un trattamento d’urto di un’acqua verde, a condizione di rispettare la diluizione e di monitorare il pH nelle ore successive. Farne un trattamento regolare significa accelerare l’usura di ogni componente del circuito idraulico, dalla guarnizione della valvola al liner, senza garantire una disinfezione costante tra due aggiunte.



